Che gli uomini fossero creature multiformi non era certo una novita' per lo Svedese, anche se era sempre un po' uno choc doverlo constatare nuovamente ogni volta che qualcuno ti dava una delusione. Cio' che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini sembravano esaurire la propria essenza – esaurire la materia, qualunque fosse, che li rendeva quelli che erano – e, svuotati di se stessi, trasformarsi nelle persone di cui un tempo avevano avuto pieta'. Era come se, mentre la loro vita era ricca e piena, essi fossero in segreto, stufi di se stessi e non vedessero l'ora di liberarsi del loro discernimento, della loro salute e di ogni senso delle proporzioni per passare all'altro io, il vero io: che era uno stronzo detestabile e completamente illuso. Era come se trovarsi in sintonia con la vita fosse qualcosa di accidentale che poteva capitare, certe volte, ai giovani fortunati; mentre, per il resto, era una cosa con la quale gli esseri umani non riuscivano a rapportarsi. Che strano. E che strano pensare che lui, che era sempre stato felice di far parte della schiera infinita dei "normali", poteva, in realta', costituire l'anormalita', essere estraneo alla vita reale proprio a causa delle sue radici, cosi' grosse.
L’arrugginita scala antincendio del palazzo sarebbe venuta giù, si sarebbe staccata dagli ormeggi e sarebbe piombata nella strada, se qualcuno vi avesse messo un piede sopra: una scala di sicurezza la cui funzione non consisteva nel salvare delle vite in caso d’incendio, ma nello stare là appesa, inutilmente a testimoniare l’immensa solitudine della vita degli esseri umani. Per lui non aveva altro significato: nessun altro significato avrebbe potuto avrebbe potuto essere attribuito a quell’edificio. Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c’è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c’è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l’esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo. Stupida, stupida Merry, più stupida persino del tuo stupido padre: nemmeno far saltare in aria le case serve a qualcosa. Sei solo se ci sono delle case e sei solo se non ci sono. Come puoi protestare contro la solitudine? Tutte le campagne di attentati della storia non l’hanno nemmeno scalfita. Il più letale degli esplosivi fatti dall’uomo non la può toccare. Temi e rispetta non il comunismo, stupida figlia mia, ma la comune solitudine quotidiana. E il Primo Maggio vai con i tuoi amici a marciare per la sua gloria, la superpotenza delle superpotenze, la forza che domina ogni cosa. Mettici sopra tutto il denaro, puntaci sopra, adorala (inchinati in atto di sottomissione non davanti a Karl Marx, stupida, balbuziente, rabbiosa, figlia mia, non davanti a Ho Chi Minh e Mao Tse Tung), inchinati davanti al gran dio Solitudine!
Prologo malinconico-sentimentale in cui canzoni e nomi di gruppi vengono scambiati per oggetti reali:
Cominciano i nostri viaggi. Però stavolta c'è la camomilla, e un sacco di tabacco alla pesca e cene sul braccio della ruspa. L'anno scorso la camomilla non c'era, e pensare che neanche mi piaceva!, la mia colonna sonora da viaggio in aereo erano revival pubblicitari e ortodonzie di vario genere (c'ho anche fatto una tenda della doccia, in proposito!).
Svolgimento del tema in cui appaio una persona materiale e in cui la casa e gli oggetti della persona amata sembrano essere analizzati in chiave meramente utilitaristica:
Ora è tutto Diverso, avremo la nostra vita insieme, questa distanza non ci fermerà. Per il momento mi fa venire una gran voglia di scrivere sul blog. Per il piacere di qualcuno, certo, ma per il dispiacere mio! Perchè stamane, tornando presto verso casa mia, con questo cielo ceruleo riflesso nelle assurde pozzanghere di umidità veneziana, questa sembrava una settimana come tutte le altre. Sembrava che avrei potuto trovare una scusa per non andare a lezione, oggi, e che stasera avrei cucinato per tutti. Invece ho sottobraccio la giacca a vento da capo scout serio e nella borsetta tutti i miei calzini, perchè da oggi non andrò più in quella casa più volte al giorno, e non cercherò più scuse assurde per tirare fuori il letto e dormirci più volte la settimana. Ora inizia tutto: inizia lo studio, inizia lo scoutismo, iniziano i viaggi. Inizierà l'ansia? Inizierà l'insonnia indotta? Inizierà. Qualcosa è certo che inizierà. Ad esempio inizierò ad avere un sacco di tempo per leggere (quei libri "proprio da me").
Epilogo dalla sfumatura dolceamara ad uso specifico di chi sa le cose:
Mi sono ritrovata a leggere articoli da rivista colta – di quelle che leggerebbe mio padre – sul revival berlusconiano del fascismo e mi sono ritrovata a trovarlo interessante, proprio mentre davanti a me si consumavano discorsi da temi del liceo sul concetto di svago degli adolescenti d'oggi. E io ero così divertita dalla situazione, e dalla maniera convinta in cui l'Adolescente sostenesse l'idea che tutti oggi vogliono divertirsi! mentre l'Adulto rispondeva enumerando le differenze sostanziali fra divertimento e svago portando ad esempio me e la mia rivista colta – di quelle che leggerebbe mio padre. Mi sono sentita un cattivo esempio usato in pessimo modo (per la seconda volta in un anno dopo i racconti delle mie gesta catecumenali arrivate a Ponte San Pietro e alle orecchie del povero Roberto dal ciuffo biondo).
Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di pseranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima di incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontri, la capisci male mentre sei con lei, e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro e scopri ancora un volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del signignificato che secondo noi dovrebbe avere e che assume un significato tanto grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono tutti andarsene e chiuderse la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando dei personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.
Credo di non essere più in grado di scrivere. Il fatto è che sono settimane che, appena ho un momento libero (circostanza, grazie a dio, sempre più rara), prometto a me stessa che qualcosa scriverò e invece poi le cose si accavallano e io corro a disaccavallarle e il tempo per scrivere un post finisce. Però ho i polsi sottili. La certezza che ho sempre avuto, quella di essere tozza e sgraziata e più di tutti gli altri, è svanita con la semplice verifica: pollice e indice si toccano solo quando li chiudo intorno al mio, di polso. Con tutti gli altri, uomini o donne che siano, a malapena si sfiorano, oppure neanche. Eppure in certe foto, dei tempi andati, i miei polsi sembrano davvero grossi. Eppure mi avevano detto che avrei guardato quelle vecchie foto in un modo che non avrei potuto immaginare. Quante possibilità avrei avuto di fronte e che aspetto magnifico avrei avuto! Sarà che non sono passati vent'anni, effettivamente, da quel campo di reparto, ma solo dieci. Oppure sarà che in realtà sono dimagrita, sono effettivamente più sottile. Solo io e pochi altri sappiamo in quali pochissime occasioni io sia dimagrita: ero in quarta superiore, ero agli esami di quinta. Lo sono adesso. E non è meraviglioso? Di certo non è una passeggiata, di certo mi assorbe molte energie, di certo non mi rimane neanche tempo per scrivere un post, ma mai e poi mai direi che in fondo in fondo non stiamo poi così male. Noi stiamo divinamente e, personalmente, non mi sono mai vista stare così bene. Ma attenzione: non voglio accusare nessun familiare con queste mie parole! Questo sia ben inteso! Non sono qui per sottolineare l'altrui dolore ma per esaltare la mia felicità. Stavo quasi persino per non fare più Akela, ci credereste?, e lo stavo facendo con una tale placidità da far quasi presumere l'assenza postuma di qualunque senso di colpa. Che poi è vero, se non fai Akela puoi leggere libri o andare al cinema o andare a Milano o cucinare tanto crumbles. Ma forse il bello sta proprio nel fare tutte queste cose e fare anche Akela. Io vorrei fare Tutto, è possibile farlo Assieme? *smile*
oppure no.
nel senso che non è vacanza! e non perchè io lavi, pulisca, spolveri, faccia il bucato, cucini, faccia la spesa, vada al mercato, porti fuori la pattuma. queste cose da femme de ménage a me piacciono, e non mi rendono la vacanza meno vacanza. è che non ci sono le tonde pause e i lunghi silenzi delle vacanze al mare; è che non c'è il tour-de-force obbligato per vedere il più cose possibile nel minor tempo delle vacanze in città; è che non c'è la noia dei pomeriggi estivi quando torno a Bergamo e sto sdraiata sul letto a far finta di studiare e invece ho gli occhi chiusi. è che qui è Vita.
nel senso che non è più lunga del mondo. questi giorni, che nell'immaginario collettivo sarebbero dovuti durare in eterno, che avrebbero dovuto sopperire a tutta la mancanza successiva, sono invece poco più di niente. stamattina al mercato, al bancone dei poveri polli allo spiedo, vendevano cestini di patate arrosto che emanavano un odore inebriante e molto accattivante. ma non ne ho comprate perchè i pranzi e le cene dei prossimi giorni sono già stabiliti. e poi il tempo sarà finito. e quanto sarebbe bello invece, un martedì, andare al mercato e, seppur girando felice fra le bancarelle sguaiate degli arabi a basso costo e quelle ordinate dei cinesi carissimi, accorgersi di non avere proprio voglia di cucinare nulla e comprare un cestino di patate arrosto e qualche formaggio? sarebbe una cena perfetta. ci sarà un tempo anche per questo? un tempo anche per Noi.
in questo limbo magico di cui non si riesce a cogliere l'estate, prima alle porte e poi appena iniziata, il cielo è novembrino e l'umidità è veneziana. la sera la coperta di pile è troppo, ma la mattina è troppo poco. indosso vestiti più estivi che primaverili, ma sotto nascondo leggins e canottiere per sfuggire a venti e mal di gola. ogni mattina faccio laute colazioni, che preparo lentamente e senza occhiali. e poi aspetto. nell'attesa mi è concesso di leggere le Memorie di Adriano, e di stupirmi della lucidità e della semplicità in cui la Yourcenar redige questo lunghissimo Progetto del Capo come se fosse una versione di latino, come se fosse normale questo compitare frasi corte e mozze, ricche di parole come "sicumera". e chissà se il merito è tutto suo o se aiuta anche la traduzione italiana. ma poco importa, in realtà: è un libro perfetto e questo è quanto. e, nel tardo pomeriggio, dopo che è stato in me latente per tutto il dì, si esplica finalmente il mio compito, si manifesta il vero motivo per cui sono qui: sono venuta per non andare via più. voglio far ordine, voglio far pulizia.
oggi: scoprire che la tua pianta, i cui fiori credevi ormai tutti morti, sotto le foglie – che sembrano sempre insalata – nasconde un sacco di boccioli giganti e bellissimi.
sabato: arrivare a metà capitolo e scoprire che il paragrafo successivo non lo devi studiare. ma ancora meglio è se il paragrafo successivo dura per tutta la seconda metà capitolo.