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	<title>non sorridere è come dimenticarsi di innaffiare le piante</title>
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		<title>ma io ci credevo così forte che</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 08:31:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A tutti noi piace credere di poter apparire in un certo modo. Di saper apparire in un certo modo. Che una maglietta con l&#8217;effigie della regina Elisabetta con gli occhi censurati e sopra una scritta ci renda più punk, che &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/ma-io-ci-credevo-cosi-forte-che/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A tutti noi piace credere di poter apparire in un certo modo. Di saper apparire in un certo modo. Che una maglietta con l&#8217;effigie della regina Elisabetta con gli occhi censurati e sopra una scritta ci renda più punk, che il trucco nero sotto gli occhi ci renda più Nana. Che una camicia chiara, inamidata, senza macchia e senza paura ci renda rispettabili e ottimi scrittori di tesi agli occhi dei nostri professori. Che un&#8217;uniforme in ordine, con tutti i distintivi al posto giusto, con i calzettoni blu tirati su al ginocchio e le maniche rimboccate ci renda autorevoli non tanto agli occhi dei nostri lupetti quanto a quelli dei genitori dei nostri lupetti. E via dicendo. Assolutamente non mi tolgo da questo elenco, non mi sento diversa in questo voler o saper apparire del tutto consci e presenti a se stessi; in effetti credo che sia perfettamente normale e sano, che abbiamo bisogno di sentirci sicuri e padroni di noi stessi e del metro quadrato che ci circonda. Ma il fatto è che, nella mia mise più verde e baroccamente informale, io pensavo davvero di avere tutto sotto controllo. Eppure. Cosa imparo da questa esperienza? La consapevolezza dell&#8217;effettiva caducità del mio corpo, non più solo dovuta al fedele compagno mal-di-schiena, ma anche a elementi imponderabili e imprevedibili. L&#8217;importanza di staccare piccoli morsi e fare piccoli bocconi e di un&#8217;attenta e lenta masticazione, il non voler più bere alla coppa d&#8217;un fiato ma a piccoli sorsi interrotti. E soprattutto sapere che c&#8217;è sempre una mano pronta a prendere la mia, per grande o piccola o sudata o screpolata o smaltata che sia. <em>Imparare sempre e da tutto.</em></p>
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		<title>non chiedermi di dove sono, perché vuoi solo risposte brevi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 09:47:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Genova i miei Uochi Toki non ne parlano. Forse non c&#8217;hanno mai abitato, forse è più utile descrivere i proprio piccoli paesi piuttosto che l&#8217;ennesima pittoresca città così famosa da avere persino un nome in inglese. Però a me &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/non-chiedermi-di-dove-sono-perche-vuoi-solo-risposte-brevi/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Genova i miei Uochi Toki non ne parlano. Forse non c&#8217;hanno mai abitato, forse è più utile descrivere i proprio piccoli paesi piuttosto che l&#8217;ennesima pittoresca città così famosa da avere persino un nome in inglese. Però a me è piaciuta. Mi piaceva soprattutto l&#8217;idea di poter prendere sempre un vico diverso per scavallare la collina e arrivare all&#8217;Acquario al mare a Luzzati alla Cibio a farmi rubare il portafoglio. Non c&#8217;è nulla che a Genova mi sia mancato, ho anzi avuto cose che nemmeno immaginavo come i ricci di Fil e le chiacchere con l&#8217;Ales. Mi è piaciuto abbracciare la notte ed essere presa per mano di giorno e prendere sotto braccio la sera e stringere la pancia appena sveglia. Mi sono piaciute le notti che si allungavano fino alle 4 del mattino con una tale tranquillità da non farmene neanche accorgere e poi le mattine che neanche le sfioravi perchè aprivi gli occhi tra mezzogiorno e l&#8217;una certa che nessuno in casa fosse già sveglio. Mi è piaciuta quella casa con le stanze talmente grandi da avere anche lo spazio per ballare e ho trovato disarmante la tranquillità con qui queste stesse stanze fossero condivise con sconosciute conoscenti di coinquilini appena arrivati che neanche sai chi sono ma già li adori e ti fidi di loro. Mi sentivo a casa mia. Mi piaceva pensare di essere lo stesso tipo di persona. L&#8217;unica cosa che avrei voluto sentire un po&#8217; di più era il G8. Avrei voluto camminare per Piazza Alimonda e commuovermi un po&#8217;. Ma non ce n&#8217;è stato il tempo e il modo, e forse è solo una scusa in più per tornare a trovare il Cecco e i suoi adorabili pescetti decora e mammiferoni vegetariani.</p>
<p>Il 30 aprile ero a Voghera (<em><span style="color: #ff0000;">è una città comunemente detta trascurabile, solo che io riesco a distinguere il suo livello di insignificanza dalle altre città di eguale insignificanza</span>. In questo luogo abbiamo trascorso gli anni del liceo e oltre senza le cosiddette possibilità che una grande città offre, senza lamentarci, senza l’aspirazione di spostarci a tutti i costi in agglomerati urbani più grandi per sancire un crescere fittizio. I nostri coetanei pretendevano dei subitanei momentai motivi di distrazione, ci trattavano come buffi estranei quando non ci dimostravano simultanei negli ambienti, nei discorsi, nel prendere parte a tutto. <span style="color: #ff0000;">Noi sapevamo che il loro tutto per noi era sempre una parte del tutto</span>. A sedici anni sapevo già che la soluzione della mia inerzia non l’avrei trovata in una città più grande. Siamo sempre stati distaccati, ci siamo sempre fatti i cazzi nostri, <span style="color: #ff0000;">vagando a piedi per gli spazi che, oltre ad essere vissuti, venivano anche osservati</span>. Sottolineavamo un gap già esistente fra noi e una città come tante altre</em>) a trovare mia cugina, in uno di quegli incontri che da piccola i parenti di passaggio facevano ai miei e che io trovavo tediosi fino all&#8217;inverosimile. Persone che non hanno niente in comune, se non qualche quarto di sangue e qualche notte insonne, che si trovano per parlare di nulla. E invece è stato buffo e divertente, e mia cugina sembrava ancora più bassa del solito. Il che dà adito a pensare che alla bassezza non c&#8217;è mai fine.</p>
<p>La maggior parte del tempo la passo a Milano (<em>è la città dove sono nato, e alla quale non appartengo per niente, nemmeno nelle frequenti volte in cui torno in questo luogo spoglio ed impassibile, nel quale anche la pretenziosità perde il suo significato. Dietro ogni edificio ci sono dubbi sul perché sia stato progettato, oppure i furbi che inseriscono costruzioni sottili in spazi febbrili per rendersi invisibili. Dietro mille iniziative tutte uguali si possono vedere i vuoti cosmici degli abitanti imperterriti nel tentativo di dimostrare che esistono degli ideali, nei tentativi di risultare propositivi, per poi fallire coscientemente davanti alla potenza dei vuoti spinti caratteristici degli ambienti pieni di propositi avveniristici. <span style="color: #ff0000;">Ci sono tuttavia molte persone che sanno quale sia lo spirito di questa città, e che lo interpretano con la sufficienza, con la sbarrata emozionalità</span>. Per questo vado a Milano quando voglio ristabilire la mia tranquilla freddezza, la mia voglia di niente: Milano è un interessante punto di partenza, pieno di cose non iniziate ed extracomunitari global disillusi.</em>) dove ci sono cose da fare a bizzeffe e dove mi piace, seppur nella mia pigrizia e lentezza, pensare di poterle fare tutte. Una alla volta. In questi mesi a Milano ho visto il quartiere cinese, Priscilla a teatro, il Museo della Scienza e della Tecnologia con annessa mostra Buon Appetito!, la settimana del FuoriSalone, il Parco Lambro. E ovviamente ho fatto un sacco di aperitivi a 10 euro (ma non andrò oltre, perchè qui si parla di Uochi Toki e non di Stato Sociale). E mi sono divertita, non c&#8217;è che dire.</p>
<p>Ogni due settimane vado a Bologna (<em>mi piace solo perché c’è un sacco di gente con cui litigare e tante costruzioni da osservare. Odio la multi-identità che questa città si porta dietro, odio la sua tradizione di libertà conservante, odio la gente non autoctona — cioè la maggior parte. Vedo flussi di gente come fiotti di sangue da ogni parte: risalgo la corrente per capire da dove parte questo flusso umano che mi coinvolge come un davanzale in marmo. Mi adatto nella misura in cui mi permetto di andare in giro e osservare come animali questi esemplari di umani, studentesse fuori sede ed universitari inconsciamente ipocriti in cerca di prede e di un passato da raccontare. <span style="color: #ff0000;">E poi la ritualità di questo luogo influenza solo colui che ci crede, colui che non vede la data di scadenza sul ricambio generazionale, rischiando di trovarsi in una città, in un locale pieno di gente di passaggio, facendo finta di non stare invecchiando</span>. Solo i veri duri possono abitare a Bologna, sfruttando la corrente del divertimento alternativo con il giusto peso negli occhi. Una città non può essere solo università, slogan, ebbrezza e ragazze. <span style="color: #ff0000;">Guardate meglio</span>!</em>) e anche lei mi piace. è l&#8217;ennesima città da girare a piedi, dato che ha la fortuna di avere la stazione ferroviaria ad un passo da tutto. A Bologna ci incontro la mia profe, che mi racconta tutta la sua Storia e alla qualche faccio domande che la fanno sorridere e poi addirittura ridere. E a Bologna giro col naso per aria e la frangia appiccicata alla fronte, un po&#8217; per il caldo un po&#8217; per la pioggia. Mi piace la sua aria da città vissuta che ne sa tante ma le piace sfoggiare un&#8217;aria un po&#8217; sempliciotta un po&#8217; campagnola. Pasticcerie di alta classe con pareti a tutto vetro; dieci metri dopo, portici lerci che fanno tanto &#8217;77 e Radio Alice e pianoforti da dipingere.</p>
<p>Il titolo è evocativo in proposito del mio sorriso quando gli sconosciuti mi chiedono di dove sono, dando per scontato di volta in volta che io sia di Bergamo di Parma di Milano. Mi piace non essere di nessun posto in particolare. E so di essere molto adolescente in questo.</p>
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		<title>27</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Mar 2012 09:03:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era l&#8217;estate del 2010, la stessa Katy Perry ci riempiva le orecchie con la sua California Gurls e io avevo da poco smesso di portare i capelli rosa. Certo non è la Katy Perry, che va ringraziata. Forse dovremmo ringraziare &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/27/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era l&#8217;estate del 2010, la stessa Katy Perry ci riempiva le orecchie con la sua California Gurls e io avevo da poco smesso di portare i capelli rosa. Certo non è la Katy Perry, che va ringraziata. Forse dovremmo ringraziare i lavori della base scout di Mel, che vanno a rilento (dovremmo forse ringraziare l&#8217;ottusità dei grandi capi della zona di Venezia-isole?) e che all&#8217;epoca ancora non avevano messo a norma stanze e stanzette e dunque tutti i Vecchi Lupi dormivano ammassati nella stessa stanza dalle pareti di legno e il soffitto molto alto. Forse dovremmo anche ringraziare il cellulare che prendeva solo sopra l&#8217;altare. Forse dovremmo ringraziare le Ferrovie dello Stato, con casuali buchi di ore e ore fra un treno e l&#8217;altro. O forse, per non dimenticare nessuno e dare onore a tutti, tutto ciò che dovremmo ringraziare è il Mondo, sempre il migliore di tutti quelli possibili. Tant&#8217;è che Kataoka Teppei, quasi cento anno anni prima, aveva profetizzato: &#8220;Let&#8217;s get married. Promise. We&#8217;ve really done everything married people do, you know.&#8221; E così venne fatto, pochi mesi più tardi, mettendo bando a qualunque tipo di ciancia. Poco importa la lontananza prima, la convivenza poi, le lavatrici tutte tutte assieme, i viaggi in treno, le lenzuola sempre pulite, giacché tutte queste cose vennero solo dopo. Così sta scritto:</p>
<p style="text-align: right;"><em style="text-align: right;">La tua parola non vale più, accenditi fuoco spegniti tu!</em></p>
<p style="text-align: left;">a Voi.</p>
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		<title>viaggiare. Sì viaggiare</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 17:35:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[bisognerebbero esserci più arance cogli spicchi così definiti e facili da mangiare. io mangerei più arance. viva le arance facili da mangiare, insomma. ah, giustizia è stata fatta: la Copia è partita! e fra poco arriverà sull&#8217;equatore, a vedere se &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/207214910/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bisognerebbero esserci più arance cogli spicchi così definiti e facili da mangiare. io mangerei più arance. viva le arance facili da mangiare, insomma. ah, giustizia è stata fatta: la Copia è partita! e fra poco arriverà sull&#8217;equatore, a vedere se le uova stanno in piedi da sole (o se, per lo meno, lo fa il mio storico bellissimo zaino con la conchiglia). arriverà: e poi starà a 3.000 metri d&#8217;altezza a vedere com&#8217;è il malditesta che ti viene a 3.000 metri d&#8217;altezza; e poi farà tanto sano couch surfing e quante tavole condividerà, quanti divani-letto aprirà, quanti occhi farà sorridere; e poi conoscerà tantissimi patch adams, potrà sfoggiare quei bellissimi pantaloni coloratissimi che fanno tanto ultimo campo di reparto e cogliere così il bello di vestirsi a caso ogni giorno (checchè se ne dica, questo non lo fa già sempre..); e poi sarà stanca da morire ma passerà l&#8217;ennesima notte sveglia per parlare con l&#8217;ennesimo sconosciuto/a, com&#8217;è tanto brava lei a fare. io in tutto questo mi laverò i denti 3 volte al giorno e mi metterò il gel per la gengivite. e sarò felice. bergamo senza la copia non ha davvero molto senso, fa ancora meno voglia di restarci del solito. e allora ricomincerò a correre da una città all&#8217;altra e farò un sacco di scoutismo e scriverò la tesi e cucinerò per le persone che amo e organizzerò viaggi. e sarò felice. e ogni tanto penserò alla mia pagliaccia viaggiatrice sapendo di non poterle scrivere i consueti sms. sono arrivata alla conclusione che, alla fine, sia io che lei diciamo sì alla vita ogni santo giorno. è solo la maniera di farlo che è diversa.</p>
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		<title>&#8217;cause everybody&#8217;s living in a material world</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 12:18:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I want to become a lolita, you say. So become one, I reply. What can I do to look like a lolita? I have no words with which to reply to this. You need a headdress, don&#8217;t you? And a &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/207214905/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em><span style="color: #ff0099;">I want to become a lolita, you say. </span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">So become one, I reply.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">What can I do to look like a lolita?</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">I have no words with which to reply to this.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">You need a headdress, don&#8217;t you? And a pannier.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Is this coordinate strange?</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Is it not wrong for lolita?</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Why do you want to do lolita?</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Because it&#8217;s trendy, because my friends do it&#8230;</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">If that&#8217;s the case, you have no right to wear lolita.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">If you just do what the others do, you will look like a lolita.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">But I want you to think about something.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Who do you live for?</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">You think you want to be yourself, but you are afraid of isolation.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">You yell that you want to be free, but you take comfort in following convention.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">When you are praised for something you don&#8217;t even feel comfortable with, are you really satisfied?</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Girls who wear Vivienne Westwood but don&#8217;t even know the Sex Pistols.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Even when wearing a jersey, a princess is a princess.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">My lolita rules are mine alone.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">So you are the only one who can find your own lolita rules.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">My god and your god are different, aren&#8217;t they?</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">There are angels who wear elegant dresses and play tamborines,</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">But there are also angels wearing armor and carrying swords whose job it is to fight.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">I can&#8217;t answer your question.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">But there are a lot of hints all around you.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">You just haven&#8217;t noticed yet.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">What you feel is right is your answer.</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Sew frills onto the hem of your heart!</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Put a tiara on top of your soul!</span></em><br />
<em><span style="color: #ff0099;">Have pride.</span></em></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ff0099;">(嶽本 野ばら)</span></p>
<p>è per cose come queste che 9 anni fa ho iniziato a scrivere questo blog. è per cose come queste che ora sto scrivendo la mia tesi. è per cose come queste che ben presto userò i miei nuovi bei bigodini e l&#8217;orologiomacaron rosa. ah, come mi diverto&#8230;.</p>
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		<title>in the mood for</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 20:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thisworldofmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi prendo troppo a cuore le cose. Mi sento responsabile personalmente, direttamente, totalmente per le cose che mi succedono attorno. Perchè so che potrebbero uscire meravigliosamente e così voglio che escano. Parlo di scoutismo, parlo di papiri, parlo di tesi, &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/in-the-mood-for-freedom/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi prendo troppo a cuore le cose. Mi sento responsabile personalmente, direttamente, totalmente per le cose che mi succedono attorno. Perchè so che potrebbero uscire meravigliosamente e così voglio che escano. Parlo di scoutismo, parlo di papiri, parlo di tesi, parlo di Vita. Quella con la V maiuscola, quella che una volta stava nello scaffale in alto e io non c&#8217;arrivavo, ma invece ora c&#8217;arrivo e ne prendo a piene mani. Venerdì notte leggevo Casa di bambola e sbigottivo davanti a tanta consapevolezza della propria identità femminile, respiravo a pieni polmoni le parole di Nora che abbandona marito e figli per cercare di capire chi sia lei davvero; e mi si perdoni il paragone, che sarà certamente considerato azzardato da chi questi telefilm proprio non li concepisce, ma mi sapeva di Christina che viene abbandonata all&#8217;altare da Burke e si toglie il vestito nuziale di dosso con dei gesti veloci e violenti e urla che è libera, finalmente è libera e piange. Ma è libera. Come Nora alla fine del testo: è libera. E non è di libertà che andiamo tutti parlando? Non è la libertà che declamiamo tutti a gran voce? Ad esempio, mi chiedo, è libertà quella che sta esercitando la Copia che accetta un lavoro a tempo indeterminato? E noi la stiamo lasciando libera quando le ricordiamo che mille altri amici stanno disperatamente cercando un lavoro e non lo stanno trovando e come si permette lei, proprio lei! che un lavoro ce l&#8217;ha!, di non accettare questo lavoro a tempo indeterminato? Beh, se non è libertà allora sta a lei trasformarla in tale. Buona Vita, amica mia. La spesa alla domenica mattina è la libertà fatta arance washington navel e baguette del giorno prima. La libertà dei cieli azzurri e puliti di Milano in questi giorni. Ho respirato a pieni polmoni l&#8217;aria pulita e senza macchine e senza gente della Lambrate della domenica pomeriggio mentre sgambettavo, nei miei pantaloncini troppo corti, giù per quella lunghissima via sempre con la meta ben presente e ben visibile. E quella chiesa così alta, così ariosa e le vetrate così piene di colore, tutta da respirare. E i libri e i dischi e la gente e quelle piccolissime coppette piene di chissà che cibo delizioso alla Santeria. E anche i fiori sulla via del ritorno e le vetrine poco attraenti di una pasticceria che però ti ci fai attrarre lo stesso perchè è così bello pensare di comprare un dolce alla domenica pomeriggio sulla via di casa. E i rami degli alberi erano nudi e facevano vedere tutto: tutta la via, tutto il cielo, tutte le case. E non è un privilegio che si possa avere quando le foglie abbondano! Quindi ben venga questo inverno che diventa primavera e che col suo vento spazza via le nuvole e fa picchiare forte il sole, tanto che anche stare in maglia coi bottoncini gialla è troppo. Ed è questa libertà per cui bacio ogni giorno la signora Vita &#8211; sì, sempre quella che sta(va) nell&#8217;ultimo ripiano in alto. E poi quel film hong-konghese (hong-konghiano?) fatto di lunghissime riprese al ralenty, con una colonna sonora lenta e dolcissima e che ti fa venire voglia che la storia si blocchi e che ci sia ancora una scena al ralenty solo per risentire l&#8217;intermezzo musicale, e di persone che ancora si chiedono e ricercano e vogliono libertà. Libertà di fare l&#8217;amore seduti uno sul letto e l&#8217;altro sulla sedia, mentre passano un&#8217;intera giornata in silenzio origliando se in corridoio c&#8217;è via libera e si può tornare ognuno nella propria stanza; ma poi le ciabattine rosa ingannatrici, che così lentamente lei si è tolta, e così banalmente la moglie poi ritrova rovinando tutta la magia. E quei vestiti &#8211; fiorati a tinta unita e poi ancora fiorati &#8211; che ad ogni inquadratura sembrano più sottili, e i collette duri che ad ogni inquadratura sembrano più stretti. E questa libertà negata, e poi ritrovata, e poi rinnegata. E le inquadrature finali in cui lui parla alle pareti di un tempio abbandonato, dove la natura ha preso il sopravvento e niente sarà più lo stesso. Niente sarà più lo stesso: libertà di non mangiare più animali, di poter dire ad alta voce all&#8217;inutile barista dell&#8217;inutile piccolo bar nella piazza del tribunale di Treviglio: &#8220;sì, io non mangio animali&#8221;. Perchè è esattamente quello che faccio: io sono libera! Sono libbbera!</p>
<p style="text-align: right;"><em>Sia chiaro, comunque, che tu, per me sei libero.<br />
Come sono libera io.<br />
Assoluta libertà da una parte e all&#8217;altra.</em></p>
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		<title>the word became the word</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 16:32:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parliamo del fatto che Patti Smith si è esibita al Festival di Sanremo coi capelli tinti. Ne parliamo perché è il mito che cade. Il mito di capelli grigiobianchi e scombinati, non pettinati, non curati, non toccati da parrucchieri e &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/207214880/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parliamo del fatto che Patti Smith si è esibita al Festival di Sanremo coi capelli tinti. Ne parliamo perché è il mito che cade. Il mito di capelli grigiobianchi e scombinati, non pettinati, non curati, non toccati da parrucchieri e truccatori di scena, nelle recenti esibizioni di lei che era ormai diventata uomo (vestiti da uomo, tratti del volto da uomo) e che era sempre e comunque e ancora più bella. E invece oggi il mito cade e io chiudo la pagina di youtube ancora prima di ascoltare la canzone &#8211; che per altro invece vorrei ascoltare perché è la mia &#8220;Impressione di Settembre&#8221;, che è infanzia e libri game seduta dietro nella macchina di mio padre durante uno dei tanti viaggi sul Lago Maggiore. Ma invece chiudo la pagina e automaticamente il browser torna alla pagina precendente, e c&#8217;è Lo Stato Sociale che, è vero, parlano tanto e danno la merda a tutti ma per lo meno sono piccoli e squattrinati e se anche si contraddicono gli unici ad accorgersene siamo io e le 20 persone che stavano sotto il palco ieri sera, e non tutta l&#8217;Italia (o chi per essa). Quindi spengo la tv ancora prima di accenderla, compro Turisti della Democrazia a 10€ con la spilletta omaggio, e torno ai miei libri. A voi.</p>
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		<title>IT&#8217;S FRIDAY: I&#8217;M IN LOVE!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 11:14:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[you can never get enough]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/mGgMZpGYiy8" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe><br />
<em style="color: #0000ff;">you can never get enough</em></p>
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		<title>emotivamente instabile, viziata ed insensibile</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 12:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thisworldofmine</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[E che non mi si tacci di cattiveria. Perché sono pur sempre i Baustelle e io non li dedicherei al mio peggior nemico. I Baustelle sono per i migliori. E lei era una delle migliori, in un modo o nell&#8217;altro. &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/emotivamente-instabile-viziata-ed-insensibile/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E che non mi si tacci di cattiveria. Perché sono pur sempre i Baustelle e io non li dedicherei al mio peggior nemico. I Baustelle sono per i migliori. E lei era una delle migliori, in un modo o nell&#8217;altro. Inizia così questo requiem per Erika, questo elogio (non funebre) per la conclusione definitiva di questa amicizia. Ma non era finita ormai più di 1 anno e mezzo fa? &#8211; direte voi. Ma il fatto è che io sono stupida, e continuo a credere nella bontà innata delle persone, in quel famoso 5% di buono. E quando Erika, all&#8217;improvviso senza preavviso e nei suoi pantaloncini corti da persona dimagrita, si è presentata sotto il mio dipartimento e assieme a Bettona abbiamo parlato e fumato una sigaretta e fissato imbarazzate le mattonelle del pavimento e alla fine siamo andate da grom allora ho pensato, credendoci davvero, che poteva essere un nuovo Inizio. E quando poi ha incontrato Benny per strada, ma l&#8217;ha salutata veloce di sfuggitasfuggita, allora ho pensato che effettivamente con Benny aveva un rapporto più difficile. Insomma, fino all&#8217;ultimo ho creduto di poter essere l&#8217;Eletta. E invece la palata sui denti mi arriva all&#8217;inizio di questo febbraio, che aveva ad attenderlo &#8211; come ogni febbraio da ormai 5 anni a questa parte &#8211; Alexander Platz e tutto ciò che ne consegue. E il problema, a quanto pare, sembra essere proprio tutto ciò che ne consegue. Perchè, al mio consueto pacifico messaggio, la risposta è che questi riti non hanno più senso. Al mio tentativo di comunicare la mia presenza, di far capire che io di lei non mi sono dimenticata, di sottolineare che per quanto ora non esista più un rapporto non per questo ho sotterrato e smerdato quello che c&#8217;era una volta, mi sento rispondere sonoramente picche. E allora: addio, Erika.</p>
<p style="text-align: right;"><em>&#8230;e di colpo venne il mese di febbraio, faceva freddo in quello casa, </em><br />
<em>mi ripetevi: sai che d&#8217;inverno si vive bene come di primavera? </em><br />
<em>Sìsì, proprio così.</em></p>
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		<title>Il primo gesto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro vero nome.</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 20:04:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La 94 è la linea di autobus che collega le varie fermate della circonvallazione interna di Milano, quella denominata anche “la cerchia dei Navigli”; si tratta di una linea molto frequentata, che i milanesi prendono spesso. Anche chi usa sempre l’auto almeno una volta sulla &#8230; <a href="http://thisworldofmine.altervista.org/il-primo-gesto-rivoluzionario-e-chiamare-le-cose-con-il-loro-vero-nome/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">La 94 è la linea di autobus che collega le varie fermate della circonvallazione interna di Milano, quella denominata anche “la cerchia dei Navigli”; si tratta di una linea molto frequentata, che i milanesi prendono spesso. Anche chi usa sempre l’auto almeno una volta sulla 94 ci è salito. Attendo una mattina quando la temperatura, quella torrida milanese di luglio, e l’umidità sono altissime e intorno alle undici vado alla fermata della 94, incrocio corso Italia con via Molino delle Armi. Salgo e mi assale il caldo opprimente, l’aria è irrespirabile, gli abiti si appiccicano al corpo, la promiscuità con gli altri rende il tragitto ancora più faticoso; alcune persone intorno a me sbuffano infastidite dall’afa, altri sopportano,remissivi e sudati. Tutti i finestrini sono chiusi. Mi faccio strada educatamente tra i passeggeri e, in silenzio, comincio ad aprire il primo finestrino, parto sempre dal fondo dell’autobus. L’impresa non è agevole: i finestrini a scorrimento della 94, forse per lo scarso utilizzo, resistono alla spinta, io in più devo sporgermi per raggiungerli, stando in equilibrio per non urtare i passeggeri i cui posti sono proprio sotto i suddetti finestrini. Posso spingere con una sola mano, altrimenti perdo l’equilibrio: compito, quindi, non facile. All’inizio questa mia impresa prevedeva coraggio e determinazione: dal secondo finestrino in poi, infatti, tutti gli sguardi erano su di me, alcuni interrogativi, altri impassibili, e io mi sentivo  imbarazzata, mi pareva di star facendo qualcosa di ardito o sconveniente. Ora, dopo anni, proseguo come chi sa bene quello che fa, incurante della curiosità provocata. Dal secondo finestrino aperto in poi, l’interesse svagato delle persone intorno a me diventa attenzione interrogativa, come se proprio non si spiegassero cosa sto facendo: come se l’apertura del primo finestrino rispondesse a un desiderio personale di soddisfare un mio bisogno di refrigerio. Ma l’apertura del secondo, del terzo&#8230; perché? Con la terza faticosa apertura accade quasi sempre che un passeggero mi si avvicini e, senza che ci sia un accordo verbale, si sporge con me e mette la mano accanto alla mia per rafforzare la spinta: lo guardo con gratitudine, lui pare soddisfatto. Dal quarto in poi altri si avvicinano e, con coraggio e una certa arditezza, pongono la mano sopra la mia per aumentare la spinta. Finita la fila di destra, ricomincio con quella opposta: qui il lavoro si fa spedito, alcuni mi sorpassano e, precedendomi solerti, anticipano l’apertura. I passeggeri seduti sotto i finestrini si alzano per facilitarmi il lavoro. Sempre, verso la fine, qualcuno, di solito anziano, dice a voce alta: “Era ora! Si moriva di caldo!”. Molti annuiscono, altri confermano a voce alta. Adesso fa un po’ più fresco, se non altro l’aria circola. La gente non mi guarda più con sospetto, anzi, si è creato un clima quasi complice. E allora, finalmente, chiedo a voce alta e con sincera curiosità: “Ma, scusate, se avevate caldo perché non li avete aperti voi, prima, i finestrini?”. Alla domanda, negli anni, segue sempre un silenzio tra l’imbarazzato e l’interrogativo, dopodiché si alza una voce, solitamente maschile, che pare riassumere la risposta di tutti: “Ma è arrivata [la 94] così dal deposito&#8230; con i finestrini chiusi”. Saluto con un sorriso e scendo. Ho verificato che sulla 94, né quest’anno né negli anni precedenti, sia mai stato esposto un cartello che vieti l’apertura dei finestrini.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="text-align: right;">(Lorella Zanardo &#8211; Il corpo delle donne)</span></p>
<p style="text-align: center;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/5m4oM_gcZe4" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<p style="text-align: right;">( ==&gt; <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/">http://www.ilcorpodelledonne.net/</a>)</p>
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