Prologo malinconico-sentimentale in cui canzoni e nomi di gruppi vengono scambiati per oggetti reali:
Cominciano i nostri viaggi. Però stavolta c'è la camomilla, e un sacco di tabacco alla pesca e cene sul braccio della ruspa. L'anno scorso la camomilla non c'era, e pensare che neanche mi piaceva!, la mia colonna sonora da viaggio in aereo erano revival pubblicitari e ortodonzie di vario genere (c'ho anche fatto una tenda della doccia, in proposito!).
Svolgimento del tema in cui appaio una persona materiale e in cui la casa e gli oggetti della persona amata sembrano essere analizzati in chiave meramente utilitaristica:
Ora è tutto Diverso, avremo la nostra vita insieme, questa distanza non ci fermerà. Per il momento mi fa venire una gran voglia di scrivere sul blog. Per il piacere di qualcuno, certo, ma per il dispiacere mio! Perchè stamane, tornando presto verso casa mia, con questo cielo ceruleo riflesso nelle assurde pozzanghere di umidità veneziana, questa sembrava una settimana come tutte le altre. Sembrava che avrei potuto trovare una scusa per non andare a lezione, oggi, e che stasera avrei cucinato per tutti. Invece ho sottobraccio la giacca a vento da capo scout serio e nella borsetta tutti i miei calzini, perchè da oggi non andrò più in quella casa più volte al giorno, e non cercherò più scuse assurde per tirare fuori il letto e dormirci più volte la settimana. Ora inizia tutto: inizia lo studio, inizia lo scoutismo, iniziano i viaggi. Inizierà l'ansia? Inizierà l'insonnia indotta? Inizierà. Qualcosa è certo che inizierà. Ad esempio inizierò ad avere un sacco di tempo per leggere (quei libri "proprio da me").
Epilogo dalla sfumatura dolceamara ad uso specifico di chi sa le cose:
Mi sono ritrovata a leggere articoli da rivista colta – di quelle che leggerebbe mio padre – sul revival berlusconiano del fascismo e mi sono ritrovata a trovarlo interessante, proprio mentre davanti a me si consumavano discorsi da temi del liceo sul concetto di svago degli adolescenti d'oggi. E io ero così divertita dalla situazione, e dalla maniera convinta in cui l'Adolescente sostenesse l'idea che tutti oggi vogliono divertirsi! mentre l'Adulto rispondeva enumerando le differenze sostanziali fra divertimento e svago portando ad esempio me e la mia rivista colta – di quelle che leggerebbe mio padre. Mi sono sentita un cattivo esempio usato in pessimo modo (per la seconda volta in un anno dopo i racconti delle mie gesta catecumenali arrivate a Ponte San Pietro e alle orecchie del povero Roberto dal ciuffo biondo).
Lotti contro la tua superficialità, la tua faciloneria, per cercare di accostarti alla gente senza aspettative illusorie, senza un carico eccessivo di pregiudizi, di pseranze o di arroganza, nel modo meno simile a quello di un carro armato, senza cannoni, mitragliatrici e corazze d’acciaio spesse quindici centimetri; offri alla gente il tuo volto più bonario, camminando in punta di piedi invece di sconvolgere il terreno con i cingoli, e l’affronti con larghezza di vedute, da pari a pari, da uomo a uomo, come si diceva una volta, e tuttavia non manchi mai di capirla male. Tanto varrebbe avere il cervello di un carro armato. La capisci male prima di incontrarla, mentre pregusti il momento in cui l’incontri, la capisci male mentre sei con lei, e poi vai a casa, parli con qualcun altro dell’incontro e scopri ancora un volta di aver travisato. Poiché la stessa cosa capita, in genere, anche ai tuoi interlocutori, tutta la faccenda è, veramente, una colossale illusione priva di fondamento, una sbalorditiva commedia degli equivoci. Eppure, come dobbiamo regolarci con questa storia, questa storia così importante, la storia degli altri, che si rivela priva del signignificato che secondo noi dovrebbe avere e che assume un significato tanto grottesco, tanto siamo male attrezzati per discernere l’intimo lavorio e gli scopi invisibili degli altri? Devono tutti andarsene e chiuderse la porta e vivere isolati come fanno gli scrittori solitari, in una cella insonorizzata, creando dei personaggi con le parole e poi suggerendo che questi personaggi di parole siano più vicini alla realtà delle persone vere che ogni giorno noi mutiliamo con la nostra ignoranza? Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.
Credo di non essere più in grado di scrivere. Il fatto è che sono settimane che, appena ho un momento libero (circostanza, grazie a dio, sempre più rara), prometto a me stessa che qualcosa scriverò e invece poi le cose si accavallano e io corro a disaccavallarle e il tempo per scrivere un post finisce. Però ho i polsi sottili. La certezza che ho sempre avuto, quella di essere tozza e sgraziata e più di tutti gli altri, è svanita con la semplice verifica: pollice e indice si toccano solo quando li chiudo intorno al mio, di polso. Con tutti gli altri, uomini o donne che siano, a malapena si sfiorano, oppure neanche. Eppure in certe foto, dei tempi andati, i miei polsi sembrano davvero grossi. Eppure mi avevano detto che avrei guardato quelle vecchie foto in un modo che non avrei potuto immaginare. Quante possibilità avrei avuto di fronte e che aspetto magnifico avrei avuto! Sarà che non sono passati vent'anni, effettivamente, da quel campo di reparto, ma solo dieci. Oppure sarà che in realtà sono dimagrita, sono effettivamente più sottile. Solo io e pochi altri sappiamo in quali pochissime occasioni io sia dimagrita: ero in quarta superiore, ero agli esami di quinta. Lo sono adesso. E non è meraviglioso? Di certo non è una passeggiata, di certo mi assorbe molte energie, di certo non mi rimane neanche tempo per scrivere un post, ma mai e poi mai direi che in fondo in fondo non stiamo poi così male. Noi stiamo divinamente e, personalmente, non mi sono mai vista stare così bene. Ma attenzione: non voglio accusare nessun familiare con queste mie parole! Questo sia ben inteso! Non sono qui per sottolineare l'altrui dolore ma per esaltare la mia felicità. Stavo quasi persino per non fare più Akela, ci credereste?, e lo stavo facendo con una tale placidità da far quasi presumere l'assenza postuma di qualunque senso di colpa. Che poi è vero, se non fai Akela puoi leggere libri o andare al cinema o andare a Milano o cucinare tanto crumbles. Ma forse il bello sta proprio nel fare tutte queste cose e fare anche Akela. Io vorrei fare Tutto, è possibile farlo Assieme? *smile*
oppure no.
nel senso che non è vacanza! e non perchè io lavi, pulisca, spolveri, faccia il bucato, cucini, faccia la spesa, vada al mercato, porti fuori la pattuma. queste cose da femme de ménage a me piacciono, e non mi rendono la vacanza meno vacanza. è che non ci sono le tonde pause e i lunghi silenzi delle vacanze al mare; è che non c'è il tour-de-force obbligato per vedere il più cose possibile nel minor tempo delle vacanze in città; è che non c'è la noia dei pomeriggi estivi quando torno a Bergamo e sto sdraiata sul letto a far finta di studiare e invece ho gli occhi chiusi. è che qui è Vita.
nel senso che non è più lunga del mondo. questi giorni, che nell'immaginario collettivo sarebbero dovuti durare in eterno, che avrebbero dovuto sopperire a tutta la mancanza successiva, sono invece poco più di niente. stamattina al mercato, al bancone dei poveri polli allo spiedo, vendevano cestini di patate arrosto che emanavano un odore inebriante e molto accattivante. ma non ne ho comprate perchè i pranzi e le cene dei prossimi giorni sono già stabiliti. e poi il tempo sarà finito. e quanto sarebbe bello invece, un martedì, andare al mercato e, seppur girando felice fra le bancarelle sguaiate degli arabi a basso costo e quelle ordinate dei cinesi carissimi, accorgersi di non avere proprio voglia di cucinare nulla e comprare un cestino di patate arrosto e qualche formaggio? sarebbe una cena perfetta. ci sarà un tempo anche per questo? un tempo anche per Noi.
in questo limbo magico di cui non si riesce a cogliere l'estate, prima alle porte e poi appena iniziata, il cielo è novembrino e l'umidità è veneziana. la sera la coperta di pile è troppo, ma la mattina è troppo poco. indosso vestiti più estivi che primaverili, ma sotto nascondo leggins e canottiere per sfuggire a venti e mal di gola. ogni mattina faccio laute colazioni, che preparo lentamente e senza occhiali. e poi aspetto. nell'attesa mi è concesso di leggere le Memorie di Adriano, e di stupirmi della lucidità e della semplicità in cui la Yourcenar redige questo lunghissimo Progetto del Capo come se fosse una versione di latino, come se fosse normale questo compitare frasi corte e mozze, ricche di parole come "sicumera". e chissà se il merito è tutto suo o se aiuta anche la traduzione italiana. ma poco importa, in realtà: è un libro perfetto e questo è quanto. e, nel tardo pomeriggio, dopo che è stato in me latente per tutto il dì, si esplica finalmente il mio compito, si manifesta il vero motivo per cui sono qui: sono venuta per non andare via più. voglio far ordine, voglio far pulizia.
oggi: scoprire che la tua pianta, i cui fiori credevi ormai tutti morti, sotto le foglie – che sembrano sempre insalata – nasconde un sacco di boccioli giganti e bellissimi.
sabato: arrivare a metà capitolo e scoprire che il paragrafo successivo non lo devi studiare. ma ancora meglio è se il paragrafo successivo dura per tutta la seconda metà capitolo.
pensavo all'ipocrisia di quelli che sulla Rai, all'Eredità, avvolgono le tette delle ballerine di turno in una camicia bianca e gli fasciano il culo con degli jeans. come se quelle tette e quel culo non si muovessero assolutamente con la stessa frenesia delle ballerine nude di Mediaset. pensavo all'ipocrisia di tutti i signoroni delle Forze Armate, tutti in divisa d'ordinanza o in alta uniforme e tutti alla messa del Papa. come se quelle uniformi pulite e piene di medagliette colorate (non avete sempre notato una certa somiglianza di forma colore dimensione coi mattoncini del lego?), non fossero le stesse che insaguinano sui vari campi di battaglia sperduti nel mondo e dimenticati da Dio. pensavo all'ipocrisia di un Rettore che scrive un blog per dirsi "quanto siamo bravi, dio, ma come siamo bravi!" e lascia pieno spazio a commenti, i più disparati e vari – anche argutissimi per carità!, ma che poi lo va a leggere solo il mio coinquilino, quello strano, e me lo linka per renderne partecipe anche a me. come se farci parlare tutti indiscriminatamente non fosse la stessa cosa che non lasciarci la libertà di farlo.
pensavo all'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto.
che chissà come mai tutti si meritano tutte 'ste maiuscole. bah. io me ne sto fuori, fuori dalla logica della televisione, fuori dalla papamassa, fuori dal magnifico blog e ridacchio. che sempre allegri bisogna stare che il nostro piangere fa male alla tv, fa male al papa e al rettore, diventan tristi se noi piangiam!
stiamo tutti aspettando con impazienza il dischiudersi di un bocciolo. ogni giorno, appena alzata, il primo pensiero è per la mia Rosa che si sta aprendo, che di minuto in minuto mostra qualche millimetro di rosso in più. sono quasi dispiaciuta di dovermene andare a bergamo, perchè per ben due mattine non sarò qui a guardarla esprimersi, per ben due mattine non potrò darle da bere, per ben due mattine non potrò fotografare le bellezze che mette in mostra. è un'attesa accorata, alla quale costringo la coinquilinanza e la lontananza, ma sono sicura che nello sbuffare di qualcuno si cela il sorrisino di qualcun'altro. perchè qui, a volte, mi si accorda gratuitamente! e la cosa fa sorridere, fa famiglia, fa felici. vivo in un posto in cui mi si ascolta, qualunque cosa lunga e/o noiosa abbia io da dire; vivo in un posto in cui mi si accompagna, in qualunque posto io debba andare e poi tornare e poi ritornare; vivo in un posto dove tutto quello che accade sembra accadere per caso, nessuno ha scelto di vivere qui ma c'è qualcosa che ci trattiene perchè anche se non c'è amore a volte a volte c'è qualcos'altro. e poi invece a volte c'è proprio Amore, e allora non c'è bisogno di farsi altre domande in proposito. faccio un mucchio di cose, e non ce n'è una che non mi piaccia! seguo le lezioni, preparo da mangiare, invito la gente a pranzo a merenda a cena, seguo seminari sui titoli di testa dei film, guardo e giudico cortometraggi, vado in biblioteca, preparo l'attività per i lupi, iscrivo i bambini alle piccole orme, sto sveglia fino a tardi, guardo telefilm americani, sento al telefono la mia famiglia, leggo, scrivo un post sul blog. e in tutte queste mille cose cerco sempre di essere presente a me stessa, centrata sui miei valori umili et ecosostenibili, ma anche coraggiosa nello spingere lo sguardo oltre – in mancanza di siepi – la suddetta Rosa.